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Mobilità Consapevole

Mobilità, traffico e inquinamento: come non abusare dell'automobile

L’auto privata e personale, simbolo di libertà e di “status” sociale è anche importante fonte di inquinamento, origine di molti, se non tutti i mali delle città metropolitane attuali. L'intero settore automobilistico da anni in forte deficit di reddito e occupazione, richiederebbe addirittura un drastico riorientamento della produzione. Che fare?

Mobilità, traffico e inquinamento: come non abusare dell'automobile
Mobilità consapevole e sostenibile per tutti!

Non temete, una politica molto dura contro l’uso e l'abuso dell'auto privata è già in atto da molti anni. Le prove? La sempre più elevata tassazione sugli autoveicoli e le accise statali sui carburanti, combinati all'avvento del car-sharing e car-pooling e gli ingenti sussidi al trasporto pubblico locale, al continuo rincaro delle polizze assicurative, bolli, patenti obbligatorie per guidare trattori, macchine operatrici, etc. La tassazione sui carburanti è talmente alta da rendere il settore del trasporto stradale quello che “internalizza” di più i costi ambientali, molto più che l’industria o l’agricoltura. Nonostante questa politica la diffusione dell’auto non si è arrestata, anzi ha continuato fino all’avvento dell’attuale crisi economica. Tali avvenimenti dovrebbero far riflettere sull’utilità sociale di questo modo di muoversi rispetto alle sue alternative. La maggior parte degli operai si reca in macchina sul posto di lavoro, mentre impiegati e studenti usano molto di più il trasporto pubblico, recandosi in luoghi centrali ben serviti. Esiste anche il concreto rischio che le prospettive negative sul mercato dell’auto si realizzino, basta che il PIL nazionale scenda di qualche altro punto e tutti saremmo “costretti” a prendere di nuovo il bus, volenti o nolenti. L’ambiente cosi sarà finalmente “salvo”, e vivremo felici e contenti di prodotti “bio” dell'agricoltura a chilometri zero. Al momento il 70% delle risorse pubbliche allocate ai trasporti e alle relative infrastrutture sono destinate alle opere stradali ed autostradali, mentre il restante 30% va alle reti ferroviarie e metropolitane. Il risultato di questa politica è sotto gli occhi di tutti: smantellamento delle tratte locali del servizio ferroviario perché non redditizie, crescente sovraffollamento ed obsolescenza dei mezzi pubblici, dipendenza indotta dall’auto anche per gli spostamenti minimi in città e quindi aumento del traffico, proliferazione delle grandi opere che favoriscono esclusivamente i grandi speculatori e le infiltrazioni mafiose. La ripartizione della spesa pubblica è palesemente e gravemente “sbilanciata”, ma in favore dei trasporti collettivi, che servono meno del 10% della domanda, e da sempre assorbono una quota di risorse pubbliche molto superiore al loro ruolo. Dal punto di vista dell’equità fiscale occorre anche ricordare che il settore stradale versa alle casse pubbliche circa 50 miliardi all’anno in tasse e pedaggi autostradali, mentre il settore del trasporti pubblico sottrae ad altri servizi sociali circa 10 miliardi all’anno, sotto forma di sussidi ed incentivi. In aggiunta, bisogna comprendere che le ferrovie non sono mai remunerative per lo Stato: alcune linee hanno pochissimi utenti nonostante i sussidi, e lo Stato spenderebbe meno portando quei viaggiatori gratuitamente in taxi, le grandi opere sono quasi tutte ferroviarie, basta dare un'occhiata ai preventivi e ai dati di spesa. Le autostrade richiedono al massimo una quota del 50% di finanziamento pubblico per gli investimenti, le ferrovie sempre il 100% . Fondamentale è anche ridurre la congestione in centro-città, per quei centri storici, dove le macchine non solo non ci stanno fisicamente, ma fanno moltissimi danni alla salute (leggasi “effetto canyon” per l'inquinamento delle polveri sottili, ndr), e il trasporto pubblico può funzionare ancora molto bene. Peccato che, come si è detto, nei centri storici vivano soprattutto i più abbienti, benissimo serviti da trasporti pubblici con tariffe tra le più basse d’Europa. La quota rilevante di operai e cittadini di fascia e reddito medio bassa, che si ostinano a viaggiare in macchina ed a restare in casa perché non possono permettersi localizzazioni ben servite, ma continueranno a pagare, con le loro tasse sulla benzina, i viaggi con il trasporto pubblico degli impiegati che si recano in centro, e di quelli che in città possono permettersi di abitare. Il problema è altresi complicato e di non facile soluzione, perché indubbiamente il trasporto pubblico "asserve" anche una quota molto consistente di cittadini che non possiedono l’auto o non la possono usare per altri motivi. A Voi lettori lasciamo adesso gli ulteriori commenti e/0 suggerimenti!

 

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